Morbo K stasera su Rai 1: l’episodio finale con la scena che ha lasciato tutti senza parole, ecco perché è imperdibile

In sintesi

  • 🎬 Morbo K
  • 📺 Rai 1, ore 21:30
  • 📖 Miniserie storica che racconta la vera storia dei medici dell’ospedale Fatebenefratelli di Roma, che durante l’occupazione nazista inventarono una finta malattia per salvare decine di ebrei dalla deportazione, trasformando la creatività e il coraggio in un’arma di resistenza civile.

Morbo K, Rai 1, Francesco Patierno e l’incredibile storia vera dietro il “reparto che faceva paura ai nazisti”: la seconda e ultima parte della miniserie va in onda stasera, mercoledì 28 gennaio 2026, e domina la programmazione TV con il peso culturale di una fiction-evento pensata per la Giornata della Memoria. Un titolo forte, magnetico, che sta già generando conversazioni e curiosità.

Morbo K su Rai 1: perché gli episodi 3 e 4 sono i più intensi

La miniserie diretta da Francesco Patierno, con Giacomo Giorgio, Vincenzo Ferrera e Dharma Mangia Woods, raggiunge stasera il cuore della sua storia: il punto in cui il dramma storico si intreccia con la tensione quasi da thriller, mentre Roma cade sotto la morsa nazista e l’ospedale Fatebenefratelli si trasforma nell’ultimo rifugio possibile.

È il momento in cui l’idea geniale — e folle — del Morbo K esplode in tutta la sua potenza narrativa. Non è soltanto una bugia inventata dai medici per salvare vite: diventa un’arma di resistenza civile, una delle più affascinanti e meno note del nostro Novecento. Patierno la racconta con un approccio visivo che ricorda i classici moderni: luci controllate, scenografia rigorosa, ritmo serrato ma mai artificioso. Proprio negli episodi 3 e 4 questa cura estetica sostiene una tensione che cresce minuto dopo minuto.

Gli spettatori seguono due piani narrativi che corrono paralleli e destinati a collidere: da una parte la famiglia Calò, travolta dall’evacuazione e dalla disperazione di Ester per salvare Marcolino; dall’altra l’ospedale, dove Pietro convince Silvia a nascondersi e dove ogni paziente ebreo diventa un attore improvvisato, costretto a fingere sintomi inesistenti per ingannare i nazisti.

È un momento in cui la fiction non si limita a ricostruire, ma si permette anche un elogio della creatività umana come strumento di sopravvivenza. Una scelta narrativa che gli appassionati di serie storiche noteranno subito: non è semplice melodramma, ma un commento sul peso delle scelte morali nei momenti più bui.

L’ispezione nazista in Morbo K: una scena destinata a restare iconica

Nei materiali dietro le quinte, Patierno ha raccontato di aver costruito la sequenza dell’ispezione nel Reparto K come una sorta di “assedio interiore”: pochi spazi, sguardi tesi, camera che si avvicina ai volti senza compiacimenti. E infatti la scena funziona proprio perché non esagera, non cerca il colpo di teatro. Il soldato con la maschera antigas entra, osserva i pazienti che inscenano febbri, spasmi, piaghe. Rimane terrorizzato e indietreggia.

Questo è il punto in cui la serie dimostra di avere una scrittura sorprendentemente contemporanea. Il “male” qui è disarmante perché è stupido, credulone, incapace di comprendere che la forza dei più deboli sta nel pensare fuori dagli schemi. È una riflessione che sembra uscire da una graphic novel storica più che da una fiction tradizionale, e forse è proprio questo che rende Morbo K così diverso da molte produzioni italiane passate.

Tra le curiosità più nerd che sicuramente colpiranno gli appassionati di storia, c’è il fatto che il vero Morbo K – inventato davvero dai medici del Fatebenefratelli – venne presentato come una malattia “che colpisce solo chi è ariano”. Un dettaglio che nella realtà storica aveva un’ironia tagliente: un virus immaginario che ribaltava le gerarchie razziste dell’epoca.

Cosa rende questa miniserie così potente?

Un mix di elementi che raramente convivono nella produzione italiana recente:

  • un tema storico poco raccontato ma di enorme forza simbolica;
  • un cast scelto con criteri quasi cinematografici, senza volti scontati;
  • un’estetica coerente che dà alla storia un respiro internazionale.

Giacomo Giorgio e Dharma Mangia Woods regalano una storia d’amore trattenuta, fragile, che emerge come una luce tenue in mezzo all’oscurità. Ferrera, nel ruolo del professor Prati, offre uno dei ritratti più credibili di un medico resistente: umile, coraggioso, privo di retorica.

Da segnalare anche l’ottima interpretazione di Christoph Hulsen nel ruolo di Kappler: freddo, calcolatore, un antagonista che non alza mai la voce e proprio per questo mette i brividi.

Perché guardarlo stasera: il valore culturale e il lascito di Morbo K

Morbo K merita la visione non solo per la qualità della messa in scena, ma per ciò che rappresenta. È una storia che parla di ingegno, di protezione, di scelta coraggiosa in un’epoca in cui scegliere significava rischiare la vita. Una miniserie che non alza mai la voce, ma lascia un’eco forte.

Il lascito culturale di questa produzione potrebbe essere significativo: potrebbe diventare la serie che, negli anni a venire, le scuole utilizzeranno per raccontare il rastrellamento del ghetto di Roma in modo emotivamente accessibile, senza scadere nel didascalico. Un prodotto televisivo che unisce rigore storico e linguaggio pop, e che proprio per questo ha le carte in regola per diventare un riferimento.

Se cercate una serata TV capace di tenere incollati allo schermo e allo stesso tempo di far riflettere, gli episodi finali di Morbo K sono la scelta più forte di oggi. Rai 1 propone un evento narrativo che va oltre la semplice fiction: un racconto che ci ricorda quanto l’umanità, quando decide di essere creativa, può diventare un rifugio potente contro ogni barbarie.

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