Le fragole rappresentano uno dei frutti più amati dagli italiani, simbolo di primavera e freschezza. Eppure, proprio quando sembrano più convenienti, durante le offerte promozionali che riempiono i volantini dei supermercati, questi piccoli frutti rossi possono nascondere insidie che pochissimi consumatori conoscono. La denominazione di vendita, ovvero il nome con cui il prodotto viene presentato in etichetta, dovrebbe essere una garanzia di trasparenza, ma troppo spesso si trasforma in uno strumento per orientare le scelte d’acquisto verso prodotti che non corrispondono alle aspettative.
Quando il risparmio nasconde una diversa natura del prodotto
Durante i periodi di promozione, gli scaffali si riempiono di confezioni di fragole dai prezzi allettanti. Il problema emerge quando la denominazione di vendita non chiarisce immediatamente se si tratta di frutto fresco, scongelato o sottoposto a trattamenti di conservazione. La normativa europea impone che i prodotti congelati rechino chiaramente questa indicazione attraverso le diciture “congelato” o “precedentemente congelato” in modo visibile, come stabilito dal Regolamento UE n. 1169/2011 sull’informazione alimentare.
Le tecniche di presentazione visiva possono creare ambiguità: confezioni trasparenti che mostrano frutti apparentemente freschi, posizionamenti nei banchi refrigerati anziché in quelli dei surgelati, e soprattutto l’assenza di evidenza nella denominazione principale. Un consumatore di fretta, attratto dal prezzo promozionale, raramente si sofferma a verificare se la scritta “prodotto congelato” o “precedentemente congelato” compare in dimensioni ridotte sul retro della confezione. Questa lacuna informativa non rappresenta solo una questione formale, ma incide sulla qualità organolettica del prodotto, sulla sua durata una volta portato a casa e sull’utilizzo che se ne può fare in cucina.
L’inganno delle categorie commerciali non regolamentate
Ancora più subdola è la proliferazione di denominazioni accattivanti che evocano eccellenza senza avere alcun fondamento normativo. Termini come “selezione premium”, “qualità extra”, “scelta superiore” o “gusto intenso” compaiono sulle confezioni di fragole in promozione, suggerendo al consumatore l’acquisto di un prodotto d’élite a prezzo vantaggioso.
La realtà è ben diversa. Le categorie commerciali per i prodotti ortofrutticoli freschi sono stabilite da precise normative europee. Il Regolamento CE n. 1221/2008 definisce per le fragole fresche tre classificazioni ufficiali: Extra, I e II, ciascuna con requisiti specifici relativi a dimensioni minime e uniformità del calibro, assenza di difetti di forma o sviluppo, grado di maturazione e colorazione, integrità e pulizia dei frutti, conservazione del peduncolo.

La classe Extra richiede frutti praticamente intatti con calibro e colore uniformi, la classe I ammette frutti sani con calibro uniforme entro certi limiti e colore caratteristico, mentre la classe II consente frutti commerciabili con difetti minori. Quando un prodotto riporta denominazioni fantasiose non previste dalla legge, spesso sta mascherando l’appartenenza a categorie inferiori o addirittura l’assenza di classificazione ufficiale. Le fragole in promozione con questi appellativi potrebbero presentare irregolarità nella forma, dimensioni disomogenee o un grado di maturazione non ottimale, caratteristiche che non giustificherebbero l’acquisto se il consumatore fosse adeguatamente informato.
Come difendersi dalla denominazione fuorviante
La tutela parte dalla consapevolezza. Prima di cedere all’impulso promozionale, è fondamentale verificare alcuni elementi chiave sull’etichetta. La denominazione legale di vendita deve indicare chiaramente la natura del prodotto. Per le fragole fresche, la dicitura corretta è semplicemente “fragole” eventualmente seguita dalla varietà. Qualsiasi riferimento a trattamenti di conservazione deve comparire in modo evidente e non solo nelle informazioni secondarie.
La categoria commerciale ufficiale, quando presente, fornisce garanzie concrete sulla qualità. Se questa informazione manca e viene sostituita da claim generici, è legittimo dubitare della reale qualità del prodotto, indipendentemente dal prezzo allettante. L’origine geografica deve essere sempre indicata per i prodotti ortofrutticoli freschi. La sua assenza o la presenza di indicazioni vaghe può segnalare irregolarità nella filiera di approvvigionamento.
Il diritto a un’informazione non manipolabile
Le strategie promozionali non possono giustificare la violazione del diritto fondamentale del consumatore a ricevere informazioni veritiere, chiare e complete. La denominazione di vendita non è un dettaglio trascurabile, ma l’elemento centrale che identifica ciò che stiamo acquistando. Quando questa viene manipolata attraverso termini suggestivi privi di valore legale o quando viene resa poco visibile per nascondere la vera natura del prodotto, siamo di fronte a pratiche commerciali scorrette.
Le autorità di controllo hanno il compito di vigilare, ma la prima linea di difesa resta la consapevolezza individuale. Imparare a leggere criticamente le etichette, diffidare delle denominazioni troppo generiche o eccessivamente enfatiche, e privilegiare i prodotti con informazioni trasparenti rappresenta non solo un atto di autodifesa, ma un segnale al mercato che i consumatori informati non accettano più di essere fuorviati, nemmeno quando lo sconto appare irresistibile. Le fragole meritano di essere gustate per quello che realmente sono, non per quello che un’etichetta studiata a tavolino vuole farci credere.
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